Arrampicate su roccia in Apuane e dintorni.

In queste pagine potrete trovare le mie personali relazioni in merito ad alcune vie che ho salito nelle Alpi Apuane e in altri luoghi limitrofi, con l’aggiunta alcune volte per completezza di indicazioni su altre possibilità delle varie zone e di vie delle quali ho notizia ma non verificate (specificato con n/v).


METODOLOGIA DI VALUTAZIONE
Come appare subito chiaro valutare un qualsiasi itinerario con un semplice grado è molto riduttivo e spesso non è neanche possibile.
A tal proposito in passato si è cercato di fare maggior chiarezza utilizzando oltre alla gradatura delle difficoltà dei singoli tiri, una valutazione dell’impegno (d; td; ed; ecc), ma questa valutazione rimane comunque sempre legata alla difficoltà dell’itinerario e non rende l’idea su ciò che sono gli altri fattori correlati alla salita, come ad esempio pericoli oggettivi, lontananza, possibilità di ritirata ecc. Oltre tutto con il veloce innalzamento delle capacità medie degli arrampicatori, anche grazie a nuovi materiali, la scala risultò come sempre capita alle scale chiuse, inadeguata, quindi si introdusse il grado EX (estremamente difficile), poi sostituito da ABO (abominevole).
A dimostrazione dell’inesattezza di questo sistema valutativo, basta girare un po’ per rendersi conto che la stessa valutazione, ad esempio ED, è data per vie storiche su lunghe pareti con protezioni mal sicure, come pure su itinerari moderni di alta difficoltà ma con protezioni ottime su pareti di comodo accesso e nemmeno troppo lunghe.

Questi problemi di valutazione, già da diverso tempo sono al centro di discussioni e in più riprese sono state cercate delle forme alternative di gradazione degli itinerari.
Un manipolo di alpinisti di punta, tra cui, (Tondini, Oviglia, Svab, Larcher, Motto, Folco e Filippi) un paio di anni fa propose un nuovo modo di valutare un itinerario, che a mio avviso è molto valido,quindi mi sentiamo di sposare questa metodologia e di adoprarla per le mie relazioni.

LA SCALA DELLE DIFFICOLTà.
Questa scala, prende spunto dal metodo già usato su ghiaccio, quindi oltre al grado di difficoltà dell’itinerario espresso in gradi francesi (6b, 6c, 7a, ecc.), si affianca un numero romano che esprime l’impegno globale (tempo di salita, tempo di avvicinamento,discesa, ambiente ecc.).
In aggiunta ai precedenti due parametri troviamo anche delle indicazioni sulla sicurezza e sul rischio dell’itinerario, contraddistinti da la lettera R (rischio) se si tratta di una via da attrezzarsi o comunque chiodata in stile classico a chiodi, e dalla lettera S (spit)se si tratta di un itinerario spittato, in oltre un numero da 1 a 6 posto di seguito alla lettera per capire oltre alla tipologia di chiodatura, la distanza e le eventuali conseguenze di una caduta. In caso di chiodatura mista si utilizzerà la dizione RS.
Per finire si pospone un’indicazione sul grado obbligatorio, espresso col la scala francese leggermente compressa, in quanto si tratta di passaggi singoli, che tiene conto delle difficoltà obbligatorie da superare in arrampicata libera tra una protezione e la successiva.
Logicamente l’obbligatorio è un parametro un po’ astratto in quanto con le evolute tecniche di artificiale spesso si riesce a passare anche in assenza del livello necessario.
In oltre se una via classica veniva salita con progressione mista libera/artificiale ed è poi stata liberata verrà segnalato.

Una piccola ma doverosa precisazione va fatta anche per quanto riguarda la scalata artificiale.
Si definisce:
A0 uno o più passaggi superati tirando una protezione.
A1, A2, A3, A4, A5 uno o più passaggi superati con l’ausilio di staffe su protezioni sicure per l’A1, fino ad arrivare per l’A5 a un intero tiro con protezioni precarie idonee a sostenere solo il peso dello scalatore, quindi in caso di caduta ci sarebbe un’alta probabilità di portare via tutto con rischi altissimi, anche la morte.

Per fare ulteriore chiarezza riportiamo di seguito i parametri valutativi codificati dall’ideatori della su detta scala.

IMPEGNO GLOBALE:
I ) Via corta che richiede poche ore, nei pressi della strada con avvicinamento comodo, ambiente solare con ritirata facile.
II )Via di diverse lunghezze su una parete superiore ai 200m, avvicinamento comodo ma superiore ad un ora di marcia, ritirata facile.
III )Via lunga oltre i 300m, ambiente severo, richiede lungo avvicinamento e quasi tutta la giornata per essere superata, la ritirata può non essere veloce.
IV )Via molto lunga, superiore ai 500m su parate severa e distante dal fondo valle. Richiede un intera giornata per essere superata. La ritirata può essere complicata e non svolgersi sulla linea di salita.
V )Via molto lunga stile big wall, richiede normalmente un bivacco in parete. Lungo avvicinamento, ritirata difficile, ambiente severo.
VI ) Big wall che richiede più giorni di permanenza in parete. Ambiente di alta montagna con ritirata, avvicinamento e discesa molto lunghi.
VII ) Sette caratteristiche del grado VI ma potenziate nel caso di una big wall che necessitano di una spedizione e più tempo di permanenza in loco e in parete per essere superate.


CHIODATURA

( S ) SPITTATURA
S1 ) Spittatura normale come quella utilizzata in falesia. Distanza mai superiore ai 3 / 4 m tra uno spit e l’altro. Lunghezza potenziale della caduta di pochi metri e senza conseguenze.
S2 ) Spittatura distanziata e tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale della caduta di una decina di metri al massimo ma senza conseguenze.
S3 ) Spittatura a volte anche molto distanziata, con passaggi quasi sempre obbligatori. Distanza tra gli spit anche superiore ai 5m con volo lunghi ma non eccessivamente pericolosi.
S4 ) Spittatura molto distanziata anche oltre i 7 m con passaggi obbligatori. Una caduta può provocare un infortunio, oppure senza conseguenze ma molto lunga, anche 20 m.
S5 ) Spittatura oltre i 10m, passaggi obbligatori e tratti dove una caduta può facilmente provocare un infortunio (caduta su cenge o al suolo) o cadute senza conseguenze ma molto lunge, mai inferiori ai 25m.
S6 ) Spittatura solo parziale o posizionata lontano dai passaggi chiave, molto lunga e superiore ai 20 m, in cui una caduta può avere conseguenze anche letali. Anche le cadute senza conseguenze non sono mai inferiori ai 40m.

( R ) RISCHIO
R1 ) Facilmente proteggibile con protezioni sempre solide, sicure e numerose. Limitati tratti obbligatori. Lunghezza potenziale della caduta di qualche metro al massimo e senza conseguenze
R2 ) Mediamente proteggibile con protezioni sempre solide e sicure ma più rade. Tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale della caduta di qualche metro ma senza conseguenze.
R3 ) Difficilmente proteggibile con protezioni non sempre buone e distanti. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale della caduta di 7 / 8 m con possibile infortunio, oppure caduta senza conseguenze ma volo fino a 15 / 20 metri.
R4 ) Difficilmente proteggibile, con protezioni scarse, inaffidabili o distanti che terrebbero solamente piccole cadute. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale della caduta fino a 15m, con possibilità di fuoriuscita degli ancoraggi e volo con probabile infortunio, o senza conseguenze ma di lunghezza dai 25 ai 40m.
R5 ) Difficilmente proteggibile, con protezioni scarse, inaffidabili o distanti che terrebbero solamente piccole cadute. Lunghi tratti obbligatori. Possibilità di lunghe cadute con fuoriuscita degli ancoraggi, i quali possono determinare un volo molto lungo con possibili conseguenze, oppure caduta senza conseguenze ma molto lunga, anche 40m.
R6 ) Non proteggibile, se non per brevi ed insignificanti tratti lontani dai passaggi chiave del tiro. Una eventuale caduta può avere conseguenze anche letali e può causare la fuoriuscita della sosta.



MATERIALE

Il materiale non è generalizzabile, pertanto starà al buon senso dell’alpinista portare il più indicato in funzione delle indicazioni che verranno date sull’itinerario scelto.
Tuttavia l’esperienza insegna di non fidarsi mai di nessuno, pertanto anche sulle vie completamente attrezzate un po’ di materiale in più può sempre tornare utile.
In oltre non scordiamoci che le montagne sono in continuo movimento e che oltretutto le Apuane sono zona sismica.

RISPETTO DELLA NATURA

Anche se in Apuane il rispetto della natura non esiste, infatti le cave distruggono un patrimonio incredibile quale è il nostro terreno di gioco, deturpando ed inquinando le montagne in maniera irreparabile, emettendo tali boati e frastuoni da credere talvolta di trovarsi a scalare in mezzo ad un cantiere, cerchiamo di essere per lo meno noi alpinisti educati e rispettosi dei posti che ci accolgono e ci donano tanto piacere.

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 Guida alpina STEFANO NESTI  
tel. 349-3574125